G8: un unico pensiero

11 luglio 2009

disinformazione

Dall’8 al 10 luglio 2009 si è svolto all’Aquila il G8. <<E’ stato un successo, complimenti per l’organizzazione da tutti i grandi della terra. Grande rivincita del presidente del consiglio>>. Queste sono le dichiarazioni a reti unificate.

Bene, archiviato così: gli italiani soddisfatti della bella figura, manco si fosse trattato dell’organizzazione di una tre giorni per turisti sul litorale romagnolo; i giornalisti, che hanno vissuto nel loro bel parco giochi ricco di gadget e gentili omaggi per una settimana, tornano in redazione con mille aneddoti da raccontare; i contestatori a casa con la coda tra le gambe (se avessero commesso violenze sarebbero dei delinquenti, non si scappa) e gli aquilani o sono felici o indifferenti (il che fa lo stesso perchè vuol dire che non sono stati disturbati).

Ma i più felici sono i cosiddetti “grandi” che, nella sostanza, nessuna decisione hanno preso. Le promesse di aiuto ai paesi poveri sono state già disattese decine di volte, quindi sembrano per lo più un pro-forma. Sull’ambiente ancora solo parole (tra l’altro non era presente il leader cinese). Nessuna regola seria per limitare il capitalismo selvaggio che ha devastato il mondo.

Veniamo ora alle notizie che più hanno occupato la categoria giornalistica: Michelle Obama <<quanti bambini sono morti nel terremoto?>> (avrebbe potuto leggerlo sui giornali se veramente gli fosse interessato). Quando arriva quella snob della Carla Bruni? E George Clooney? Come è simpatico Obama, sembra proprio una persona normale, non il semidio che i media ci hanno venduto. La Russia ricostruisce un palazzo, gli Stati Uniti d’America la chiesetta che gli sta di fronte, la Germania ha adottato il paesino di Onna. Ma noi italiani? Noi approfittiamo della situazione per speculazioni edilizie che i comitati e le istituzioni locali denunciano da mesi. Denunce raccolte dai media che le espongono nei trafiletti, senza indagare, senza spiegare, come lamenti indistinti che emergono dal fondo di un pozzo.

I giornalisti internazionali, incredibilmente, non pongono domande a Silvio Berlusconi, sarebbe stato devastante per la sua immagine. E’ ragionevole immaginare pressioni dei vari governi nei confronti delle rispettive testate nazionali per evitare imbarazzi diplomatici, non c’è altra spiegazione.

In televisione c’è addirittura il vuoto assoluto. Su tutte le reti, nessuna esclusa, i commentatori (direttori di giornali, politologi ecc.) fanno a gara per accaparrarsi meriti agli occhi di direttori e dei potenti di turno. Non spiegano nulla, non entrano nel merito di nessuna questione, si limitano a ripetere frasi fatte, condite con espressioni di presunta arguzia o erudizione. Si potrebbe spendere ore davanti ai teleschermi senza capire nulla, senza conoscere nulla di quello che succede realmente. E’ un insulto all’intelligenza.

C’è poi la manifestazione no global. Tutti in attesa di stigmatizzare qualche bendato che lancia sassi verso i pacifici poliziotti, ma non compare nessuno. Non c’è notizia, allora il corteo diventa un fallimento, quattro perditempo che si fanno una scampagnata. Ma noi siamo un paese libero e pluralista: ecco, nella migliore delle ipotesi, le opinioni di qualche manifestante liquidate in 60 secondi e incasellate nel gran manifesto pseudo liberale dove  gli viene fatta indossare la maschera dei ragazzini recalcitranti, di quelli mai felici, di quelli che distruggono senza costruire.  Vengono contrapposti ai pacati personaggi in giacca e cravatta, che non devono urlare perchè quando parlano loro tutti tacciono riverenti, personaggi quasi magici che possono permettersi qualsiasi dichiarazione, sicuri che nei giorni successivi verrà su di essa sviluppato un finto dibattito sostenuto dei presunti intellettuali, in realtà cortigiani che si nutrono degli avanzi che il potere getta sotto la sua tavola imbandita.

Perchè tutte queste persone ledono la loro dignità di esseri umani liberamente pensanti? Forse ce lo spiega il filmato qui sotto.


Apocalittici o integrati?

21 giugno 2009

comunicazione

Nel 1964 Umberto Eco pubblica un saggio intitolato “Apocalittici e integrati”  avente per argomento il proliferare dell’industria culturale e dei mezzi di comunicazione di massa. Il lingusta piemontese divide in due categorie i teorici: gli integrati, ossi i portatori di una visione ottimista, e gli apocalittici, invece spaventati dallo sviluppo culturale della società post moderna.

Jérome Bourdon nel ’97 costriusce un più articolato “cerchio delle teorie sui media” [Introduzione ai media p. 19], in cui rende conto di un complesso ventaglio di opinioni che vede uniti, con sfumature opposte, elitisti conservatori e marxisti nella parte critica; deterministi e liberali in quella ottimista. Marxisti e liberali si confrontano nel “polo scientifico”: i primi evidenziano gli effetti di dominazione sociale prodotti dai mass media, i secondi ritengono che gli stessi abbiano solo effetti limitati e valorizzano anzi il ruolo attivo del pubblico (in quanto liberali hanno una visione positiva dell’individuo).  Nel polo denominato “profetico” si confrontano invece deterministi e conservatori elitisti: i primi teorizzano lo sviluppo della cultura di massa come necessità primaria per lo sviluppo di una democrazia compiuta, i secondi prevedono un devastante declino culturale causato dai mass media.

Enrambi gli studiosi apportano ragioni valide a supporto di tutte le posizioni. Il punto nodale sta però nella verifica empirica delle stesse.

Ormai concluso il primo decennio del XXI secolo possiamo notare come tutti i potentati economici, occidentali e non, si appoggino su partecipazioni azionarie o su amicizie con i principali tycoon dell’informazione. Dalle ormai celeberrime markette della Fox Tv alla guerra di Bush Junior in Iraq, agli importanti endorsment dei media pro Obama  in occasione delle ultime elezioni amricane. Non dimentichiamo l’importanza che lo stesso Berlusconi diede ai giornali locali (di diverse zone del Lazio) del discusso editore Ciarrapico, in occasione delle elezione del 2008, scontrandosi con gli importanti alleati di An: «Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L’editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo visto che tutti i grandi giornali stanno dall’altra parte»[fonte Corriere della Sera 11 marzo 2008].

I fatti dimostrano l’importanza manipolatrice dei media. L’importanza che è loro data da chi detiene il potere è la certificazione definitiva del loro potere di convincimento o, addirittura,

Addomesticare l'individuo: massa di atomi

Addomesticare l'individuo: massa di atomi

di creazione di mondi virtuali di realtà che condizionano pesantemente i comportamenti dell’individuo. D’altronde i mass media ci raccontano un mondo che ognuno di noi vive in maniera limitata e parziale: dare notizia di uno stupro al giorno nei parchi romani provoca agitazione e allarme anche in chi vive in zone lontanissime, con problemi diversi, e che magari a Roma non ci è mai stato. Eppure il faro puntato sugli stupri (che guarda caso si concentrano sempre in periodi ben definiti, come se nel resto dell’anno scomparissero) muove l’emotività degli individui e crea consenso verso provvedimenti altrimenti impensabili.  Chi controlla i media detta l’agenda ed è per questo più abile nel intermpretare i bisogni del cosiddetto “uomo della strada”. E’ un pò come se due piloti di Formula Uno si confrontassero con auto alla pari su un circuito conosciuto solo da uno dei due e percosrso dall’altro per la prima volta.

Così come la storia ha dimostrato l’inattuabilità del processo rivoluzionario marxista, così essa ha mostrato la fragilità dell’individuo di fronte al più o meno sottile potere di  coercizione psicologica dei mass media e della cultura di massa più in generale. Il pensiero liberale, e con esso l’illuminsmo, ha fallito nella sua santificazione dell’individuo, nel suo considerare un ipotetico uomo consapevole e informato come nucleo centrale di un sistema di libertà fondato su una falsa libera determinazione, che è unicamente libertà di consumo di prefabbricati materiali e immateriali.


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