Quanto odio aver ragione. Nemmeno il tempo di uscir nelle sale e il documentario Videocracy è già stato strangolato nella culla: Raiset (Rai e Mediaset) si è riufiutata di trsmettere il trailer negli appositi spazi. Probabilmente in pochi si accorgeranno della sua presenza alla mostra del cinema di Venezia. Ecco quel che scrive Il Manifesto:
Lo spot oscurato chiude il cerchio
Con il velino del Tg1 e le veline degli show che raccontano il paese che non c’è, ora anche lo spot si deve adeguare: la censura oscura il trailer di un documentario, Videocracy, in mostra nella vetrina cinematografica di Venezia. Non può andare in onda, rifiutato da Rai e Mediaset perché appare come critica al presidente del consiglio. Informazione, intrattenimento, pubblicità. E il cerchio si chiude.
Censurate le parole del presidente della Camera sul testamento biologico (molto critiche verso gli oltransisti della maggioranza), ieri sera il Tg1 ha inondato l’edizione della sera con le repliche dei parlamentari di centrodestra, di attacco alle posizioni di Fini,in sintonia con le pressioni del Vaticano. E’ la regola: il regime mediatico oscura la notizia che disturba mentre enfatizza la reazione che la contesta. Il telespettatore deve capire, in questo caso, che la chiesa e il governo parlano con una sola voce, difendendo i deboli e la vita nello scambio che avvicina le due sponde del Tevere. Come Dio comanda. Nel momento di maggiore difficoltà del sorriso berlusconiano sprofondato nella patologia psicologica, l’armata mediatica interviene a cancellare le crepe, uniformando l’immagine, sbianchettando le ombre che si allungano sull’ideologia delle leggi medioevali e sulla strategia di uscita dalla crisi economica e sociale.
Le notizie con il burka e le donne nude sono state e devono continuare a essere un tandem vincente, a condizione che l’accoppiata sia offerta al telespettatore secondo schemi, tempi, estetiche proprie del trentennio berlusconiano. Ma se stringi l’inquadratura, come nel trailer di Videocracy, quelle donne e quelle notizie non sono più gli stessi, perdono l’allegria e la trivialità del machismo, si spogliano del messaggio rassicurante, si trasformano in spaventosi mostriciattoli che spaventano le famiglie, non obbediscono più al populismo di Miss Italia e del Grande Fratello, appaiono per quello che sono, idoli pagani, disvalori di un sistema politico.
La nota Rai che giustifica la censura dello spot cinematografico sembra scritta da un autore grottesco, parla di «par condicio degli spot», inventa la regola di un «pluralismo» informativo nella pubblicità, si arrampica sugli specchi di «messaggi pubblicitari che non doveno offendere le convinzioni morali, civili e politiche dei cittadini e la dignità della persona umana», come se la valanga di spot di cui la televisione si nutre rispettasse le regole di una deontologia del consumo informato. Come se i programmi televisivi fossero la bandiera della nostra democrazia. La finzione è totale, scavalca l’immaginazione e prendersela con la lottizzazione di Raitre, corre il rischio di svelare solo le ultime, cattive intenzioni.
Norma Rangeri www.ilmanifesto.it
Pubblicato da enomis13 