Videocracy già oscurato

29 agosto 2009

Quanto odio aver ragione. Nemmeno il tempo di uscir nelle sale e il documentario Videocracy è già stato strangolato nella culla: Raiset (Rai e Mediaset) si è riufiutata di trsmettere il trailer negli appositi spazi. Probabilmente in pochi si accorgeranno della sua presenza alla mostra del cinema di Venezia. Ecco quel che scrive Il Manifesto:

Lo spot oscurato chiude il cerchio

Con il velino del Tg1 e le veline degli show che raccontano il paese che non c’è, ora anche lo spot si deve adeguare: la censura oscura il trailer di un documentario, Videocracy, in mostra nella vetrina cinematografica di Venezia. Non può andare in onda, rifiutato da Rai e Mediaset perché appare come critica al presidente del consiglio. Informazione, intrattenimento, pubblicità. E il cerchio si chiude.
Censurate le parole del presidente della Camera sul testamento biologico (molto critiche verso gli oltransisti della maggioranza), ieri sera il Tg1 ha inondato l’edizione della sera con le repliche dei parlamentari di centrodestra, di attacco alle posizioni di Fini,in sintonia con le pressioni del Vaticano. E’ la regola: il regime mediatico oscura la notizia che disturba mentre enfatizza la reazione che la contesta. Il telespettatore deve capire, in questo caso, che la chiesa e il governo parlano con una sola voce, difendendo i deboli e la vita nello scambio che avvicina le due sponde del Tevere. Come Dio comanda. Nel momento di maggiore difficoltà del sorriso berlusconiano sprofondato nella patologia psicologica, l’armata mediatica interviene a cancellare le crepe, uniformando l’immagine, sbianchettando le ombre che si allungano sull’ideologia delle leggi medioevali e sulla strategia di uscita dalla crisi economica e sociale.
Le notizie con il burka e le donne nude sono state e devono continuare a essere un tandem vincente, a condizione che l’accoppiata sia offerta al telespettatore secondo schemi, tempi, estetiche proprie del trentennio berlusconiano. Ma se stringi l’inquadratura, come nel trailer di Videocracy, quelle donne e quelle notizie non sono più gli stessi, perdono l’allegria e la trivialità del machismo, si spogliano del messaggio rassicurante, si trasformano in spaventosi mostriciattoli che spaventano le famiglie, non obbediscono più al populismo di Miss Italia e del Grande Fratello, appaiono per quello che sono, idoli pagani, disvalori di un sistema politico.
La nota Rai che giustifica la censura dello spot cinematografico sembra scritta da un autore grottesco, parla di «par condicio degli spot», inventa la regola di un «pluralismo» informativo nella pubblicità, si arrampica sugli specchi di «messaggi pubblicitari che non doveno offendere le convinzioni morali, civili e politiche dei cittadini e la dignità della persona umana», come se la valanga di spot di cui la televisione si nutre rispettasse le regole di una deontologia del consumo informato. Come se i programmi televisivi fossero la bandiera della nostra democrazia. La finzione è totale, scavalca l’immaginazione e prendersela con la lottizzazione di Raitre, corre il rischio di svelare solo le ultime, cattive intenzioni.

Norma Rangeri www.ilmanifesto.it


Videocracy

12 agosto 2009

Videocracy è un documentario svedese sull’Italia catodica, la nuova berlusconia.
Il regista è Erik Gandini, di origini bolognesi ma svedese di adozione.
In un intervista apparsa su “Il Venerdi” di Repubblica, Gandini spiega le motivazioni che lo hanno condotto a realizzare un simile progetto: <nel mondo c’è grande interesse per le vicende del nostro Paese. Berlusconi è seguito, si ride molto delle sue gaffe e delle sue battute. Io volevo far capire che, nella geografia di un paese ridisegnata a forza di colpi di scena politico-televisivi, c’è poco da ridere. Non è più una situazione comica, ma un nuovo sistema di potere esportabile nel mondo>. (Aggiungo io che questo sistema di potere è già presente nel resto dell’occidente, solo che è espressione di oligarchie tra loro contrastanti, non di un unico dittatore del potere mediatico).
Gandini si dice stupito di aver lasciato l’Italia, oltre 20 anni fa, con i primi vagiti di una televisione pacchiana ritrovata oggi <come modello culturale dominante>. Ecco, solo il fatto che la televisione sia percepita (a ragione) come modello culturale dominante di questa nostra Italia, è di per sè desolante.
Videocracy sarà presenta alla mostra del cinema di Venezia a settembre e subito dopo uscirà nelle sale. Per sapere in quante e quali sale chiedere delucidazioni a Medusa Film (che naturalmente non lo distribuirà, ma farà il possibile per “sconsigliarne” la proiezione ai gestori di sala, come già successo in passato per altri film).


I paperoni della borsa

5 agosto 2009

Mi sorprende leggere che, fra i 10 azionisti più ricchi di Piazza Affari, gli unici a non perdere in questo anno disastroso siano: Silvio Berlusconi (+ 0,9%), Ennio Doris (+47,1%) e Gheddafi (+ 23%). I tre dell’ave Maria. Gli altri, pur mantenendo o migliorando in alcuni casi la propria posizione in classifica, perdono dal 10 al 40% a seconda dei casi. Morale: bisogna sempre scegliersi le buone compagnie.
Ma per quanto tempo ancora la gente accetterà di credere a Babbo Natale?


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.