Il difficile equilibrio della coerenza

25 luglio 2009

<<C’erano una volta due poveri poeti. Avevano già fatto la fame al tempo delle vacche grasse, ma ora, al tempo delle vacche magre, che un tiranno selvaggio rapinava spietatamente città e campagna per la sua corte e reprimeva crudelmente ogni resistenza, essi erano sul punto di crepare davvero. Ma poi il tiranno apprese qualcosa del loro talento, li invitò alla sua tavola e promise a entrambi – rallegrato dalla loro intelligente conversazione – una cospicua pensione. Sulla via del ritorno uno di essi pensò all’ingiustizia del tiranno e ripeté le note lamentele del popolo. “sei incoerente – rispose l’altro – se pensi a questo modo avresti dovuto continuare a far la fame. Chi si sente tutt’uno con i poveri, deve anche vivere come loro”. Il suo compagno si fece pensoso, approvò il suo ragionamento e rifiutò la pensione del re. Alla fine morì. Alcune settimane dopo l’altro fu nominato poeta di corte. Entrambi avevano tirato le loro conseguenze, ed entrambe andavano a vantaggio del tiranno. L’universale precetto morale della coerenza sembra avere una caratteristica peculiare: essere più favorevole ai tiranni che ai poeti poveri>>.

Questa storiella, raccontata da Max Horkheimer in “Crepuscolo” (1932), è a mio parere ancora attualissima.

La principale obiezione che viene rivolta a chi si lamenta del mondo in cui viviamo è proprio relativa alla coerenza. Contesti le banche? nessuno ti costringe a tenerci i soldi. Contesti l’informazione? Nessuno ti costringe a gurdare la tv o leggere giornali. Detesti il traffico? Non devi usare la macchina. Il risultato è sempre lo stesso: per praticare con coerenza le proprie idee ci si deve marginalizzare. Una volta marginalizzati non si è più di nessun pericolo per il potere costituito che, a differenza dei regimi totalitari, non ha bisogno dell’approvazione generale. Ad esso basta la maggioranza con la quale può controllare la totalità, anzi, paradossalmente la minoranza controllata serve proprio a legittimare tale potere nell’illusione di un pluralismo che non c’è. Un pluralismo a senso unico dove il dissenziente ha diritto di parola e di libera espressione finchè non tenta di realizzare le proprie chiacchere, solo allora diventa “eversivo”.

E’ interessante rifelttere su questo tema, quando la coerenza è indicatore di conformismo e quando invece è una qualità utile all’uomo per non sconfinare nell’opportunismo, nell’ipocrisia. E’ legittimo quello che io chiamo un “diritto all’ipocrisia” dell’uomo che contesta l’esistente, ma non vuole esserne marginalizzato? Quanto lontano si può spingere questo diritto?


G8: un unico pensiero

11 luglio 2009

disinformazione

Dall’8 al 10 luglio 2009 si è svolto all’Aquila il G8. <<E’ stato un successo, complimenti per l’organizzazione da tutti i grandi della terra. Grande rivincita del presidente del consiglio>>. Queste sono le dichiarazioni a reti unificate.

Bene, archiviato così: gli italiani soddisfatti della bella figura, manco si fosse trattato dell’organizzazione di una tre giorni per turisti sul litorale romagnolo; i giornalisti, che hanno vissuto nel loro bel parco giochi ricco di gadget e gentili omaggi per una settimana, tornano in redazione con mille aneddoti da raccontare; i contestatori a casa con la coda tra le gambe (se avessero commesso violenze sarebbero dei delinquenti, non si scappa) e gli aquilani o sono felici o indifferenti (il che fa lo stesso perchè vuol dire che non sono stati disturbati).

Ma i più felici sono i cosiddetti “grandi” che, nella sostanza, nessuna decisione hanno preso. Le promesse di aiuto ai paesi poveri sono state già disattese decine di volte, quindi sembrano per lo più un pro-forma. Sull’ambiente ancora solo parole (tra l’altro non era presente il leader cinese). Nessuna regola seria per limitare il capitalismo selvaggio che ha devastato il mondo.

Veniamo ora alle notizie che più hanno occupato la categoria giornalistica: Michelle Obama <<quanti bambini sono morti nel terremoto?>> (avrebbe potuto leggerlo sui giornali se veramente gli fosse interessato). Quando arriva quella snob della Carla Bruni? E George Clooney? Come è simpatico Obama, sembra proprio una persona normale, non il semidio che i media ci hanno venduto. La Russia ricostruisce un palazzo, gli Stati Uniti d’America la chiesetta che gli sta di fronte, la Germania ha adottato il paesino di Onna. Ma noi italiani? Noi approfittiamo della situazione per speculazioni edilizie che i comitati e le istituzioni locali denunciano da mesi. Denunce raccolte dai media che le espongono nei trafiletti, senza indagare, senza spiegare, come lamenti indistinti che emergono dal fondo di un pozzo.

I giornalisti internazionali, incredibilmente, non pongono domande a Silvio Berlusconi, sarebbe stato devastante per la sua immagine. E’ ragionevole immaginare pressioni dei vari governi nei confronti delle rispettive testate nazionali per evitare imbarazzi diplomatici, non c’è altra spiegazione.

In televisione c’è addirittura il vuoto assoluto. Su tutte le reti, nessuna esclusa, i commentatori (direttori di giornali, politologi ecc.) fanno a gara per accaparrarsi meriti agli occhi di direttori e dei potenti di turno. Non spiegano nulla, non entrano nel merito di nessuna questione, si limitano a ripetere frasi fatte, condite con espressioni di presunta arguzia o erudizione. Si potrebbe spendere ore davanti ai teleschermi senza capire nulla, senza conoscere nulla di quello che succede realmente. E’ un insulto all’intelligenza.

C’è poi la manifestazione no global. Tutti in attesa di stigmatizzare qualche bendato che lancia sassi verso i pacifici poliziotti, ma non compare nessuno. Non c’è notizia, allora il corteo diventa un fallimento, quattro perditempo che si fanno una scampagnata. Ma noi siamo un paese libero e pluralista: ecco, nella migliore delle ipotesi, le opinioni di qualche manifestante liquidate in 60 secondi e incasellate nel gran manifesto pseudo liberale dove  gli viene fatta indossare la maschera dei ragazzini recalcitranti, di quelli mai felici, di quelli che distruggono senza costruire.  Vengono contrapposti ai pacati personaggi in giacca e cravatta, che non devono urlare perchè quando parlano loro tutti tacciono riverenti, personaggi quasi magici che possono permettersi qualsiasi dichiarazione, sicuri che nei giorni successivi verrà su di essa sviluppato un finto dibattito sostenuto dei presunti intellettuali, in realtà cortigiani che si nutrono degli avanzi che il potere getta sotto la sua tavola imbandita.

Perchè tutte queste persone ledono la loro dignità di esseri umani liberamente pensanti? Forse ce lo spiega il filmato qui sotto.


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