Con tutto il rispetto per un grande direttore come Ferruccio De Bortoli, non posso fare a meno di constatare come, nel corso della recente querelle intercorsa tra il direttore del Corsera ed Eugenio Scalfari, il primo abbia denotato la classica coda di paglia.
In questi casi le polemiche politiche spesso si mescolano a interessi economici, rancori personali ed invidie. Urge quindi rimanere sui fatti e leggere bene l’editoriale da cui tutto è partito: quello di Ferruccio De Bortoli, apparso sul Corriere il 10 ottobre 2009, in cui il direttore del quotidiano meneghino si difende dall’attacco di Silvio Berlusconi dell’11 ottobre: Il ‘Corriere della Sera’ da foglio conservatore della buona borghesia italiana è diventato un foglio di sinistra”.
Ci si potrebbe aspettare un direttore indignato da tanta superficilità, da tanta arroganza, da tanta palese demagogia. Ci si potrbbe aspettare una dichiarazione tanto cara al presidente del consiglio: “quello che dice è il contrario della realtà”.
Quello che invece accade è che De Bortoli cerca in tutti i modi di giustificare il suo operato, come uno scolaretto a cui si rimprovera di non aver fatto bene i compiti, in un patetico tentativo di riportare la conversazione dal piano di un’assurda polemica demagogica a quello razionale. De Bortoli cerca in tutti i modi, fino all’eccesso, di ignorare i reiterati comportamenti del premier e lo tratta come se avesse espresso una critica legittima, come se davvero si potesse pensare che il Corriere sia diventato un foglio di sinistra. Ma non è tutto, il maggior livore è espresso verso i quotidiani che attaccano il premier, quelli sì cattivi, quelli sì meritevoli delle sue ire , perchè lo attaccano per motivi politici. Invece il Corriere non fa politica, non ha opinioni, è l’oggettività su carta.
Di fronte a questo puerile tentativo di confondere le acque mascherando una ritirata su tutti i fronti con un atto di dignità, non si può non prendere una parte netta: caro Ferruccio hai sbagliato e sono sicuro che lo sai, ma d’altronde ti capisco: “o così o così!”, lo stipendio non lo regala nessuno… chiedere al disoccupato Mentana per conferme.
Affinchè ognuno possa farsi un’opinione ecco l’originale editoriale di De Bortoli. Non basta naturalmente leggerlo così com’è, leggete bene fra le righe.
Le critiche al Corriere. Una risposta
Non sappiamo che cos’abbia spinto il premier a criticare ieri il Corriere . Non gli piaceva il fondo di Ernesto Galli della Loggia che pur stigmatizzando (e ci mancherebbe…) le espressioni da lui usate contro il presidente della Repubblica, riconosceva una serie di meriti all’azione del governo? Non credo. Non gli andava il corsivo di Pierluigi Battista che smentiva la vulgata di sinistra dell’esistenza di un regime con la sua impronta? Impensabile.
Forse abbiamo un unico grande torto. Siamo un giornale che ragiona con la propria testa, lungo il solco liberale della sua tradizione. Un quotidiano che si ostina a coltivare la propria indipendenza. Abbiamo rispetto del ruolo politico e sociale del Cavaliere, e più volte su queste colonne lo abbiamo sottolineato. Ma ne critichiamo gli eccessi. Nello stesso tempo difendiamo i valori costituzionali e gli insostituibili ruoli di garanzia di alcune sue istituzioni. Ci sforziamo di trovare, nel dibattito quotidiano, più le ragioni per unire questo Paese, anziché dividerlo, più i motivi per sostenerlo anziché colpirlo.
Il Corriere non veste alcuna divisa e non indossa nessun elmetto. Si è ben guardato, in questi mesi, dall’assecondare la campagna scatenata contro il premier, con vasta eco all’estero, dai suoi nemici, politici ed editoriali, e da tutti quelli che hanno ridotto l’opposizione allo sguardo insistito nella sua vita privata. Dimenticando tutto il resto. Come se non esistesse più un governo che va giudicato dagli atti concreti, quelli che servono al Paese in una delle crisi sociali ed economiche più acute. Tutti quelli che lavorano onestamente, dalla mattina alla sera, cittadini, lavoratori, professionisti e imprenditori, non possono che soffrire e nutrire un profondo senso di ingiustizia nel vedere l’immagine internazionale del nostro Paese messa così ingiustamente alla berlina.
Certo le notizie non le abbiamo mai nascoste. Mai. Ma neanche strumentalizzate e piegate alle esigenze di parte, come accade in quasi tutto il panorama editoriale. I fatti ormai non sono più separati dalle opinioni, sono al servizio delle opinioni. Le inchieste di Bari sono state rivelate dal Corriere . Abbiamo informato, correttamente, senza mistificare la realtà com’è prassi quotidiana sulla stampa e sul video. Ma non abbiamo mai partecipato alla guerra civile mediatica che si è scatenata subito dopo. Per rispetto dei lettori, innanzitutto, che non vanno assoldati e iscritti d’ufficio a un partito o all’altro.
Il Corriere ha ospitato tutte le opinioni, nel solco della sua migliore tradizione. Ha elogiato il governo quando se lo meritava. Non poche volte. Lo ha criticato quando a nostro giudizio sbagliava. E’ successo, e in forma anche più dura, con i governi di centrosinistra. Ha praticato e difeso una libertà di stampa responsabile. Le querele ai giornali sono legittime, per carità, ma costituiscono spesso un errore, a mio personale giudizio, se vengono da chi ha alti incarichi istituzionali e di governo. Chi scrive ne ha collezionate, tra querele e cause civili, ben 180. E nei giorni scorsi ha perso in appello contro gli avvocati del premier Ghedini e Pecorella. Dunque, avevano ragione loro a sentirsi diffamati da un mio scritto del 2002. La sentenza è chiara e la accetto, senza pormi il problema se il giudice fosse di destra o di sinistra e senza cambiare idea rispetto a quello che ho scritto. Sbaglierò, ma non ho mai pensato minimamente che per difendere la mia libertà d’espressione fosse necessario scendere in piazza.
Il Corriere è un giornale liberale e moderato, una delle istituzioni di garanzia di questo Paese. Non vuole partecipare allo scontro fra due fazioni, in un’Italia ridotta a una desolante arena nella quale si sta perdendo, insieme allo stile e al decoro, anche un po’ il lume della ragione. Vuole occuparsi dei problemi reali del Paese, informando correttamente i cittadini, rappresentando al meglio «quell’Italia che ce la fa», che lavora, produce, esporta, studia. Un grande Paese che non merita giudizi sommari. Senza muoverci di un millimetro da quello che consideriamo un nostro dovere verso i lettori
(f.de b.)
Pubblicato da enomis13 

<<C’erano una volta due poveri poeti. Avevano già fatto la fame al tempo delle vacche grasse, ma ora, al tempo delle vacche magre, che un tiranno selvaggio rapinava spietatamente città e campagna per la sua corte e reprimeva crudelmente ogni resistenza, essi erano sul punto di crepare davvero. Ma poi il tiranno apprese qualcosa del loro talento, li invitò alla sua tavola e promise a entrambi – rallegrato dalla loro intelligente conversazione – una cospicua pensione. Sulla via del ritorno uno di essi pensò all’ingiustizia del tiranno e ripeté le note lamentele del popolo. “sei incoerente – rispose l’altro – se pensi a questo modo avresti dovuto continuare a far la fame. Chi si sente tutt’uno con i poveri, deve anche vivere come loro”. Il suo compagno si fece pensoso, approvò il suo ragionamento e rifiutò la pensione del re. Alla fine morì. Alcune settimane dopo l’altro fu nominato poeta di corte. Entrambi avevano tirato le loro conseguenze, ed entrambe andavano a vantaggio del tiranno. L’universale precetto morale della coerenza sembra avere una caratteristica peculiare: essere più favorevole ai tiranni che ai poeti poveri>>.
Italia possiamo riferirci a confindustria per il potere economico, i servizi segreti militari (ex sismi) per quello militare-coercitivo e il Vaticano per ciò che riguconcerne la religione.![Berlusconi malore montecatini[3] Berlusconi malore montecatini[3]](http://enomis.files.wordpress.com/2009/06/berlusconi-malore-montecatini31.jpg?w=450)

